di Francesca Mugnai

I ragazzi imparano meglio quando si sentono visti, accolti e sono tranquilli. Quando mantenere l’attenzione non è solo un capriccio o un’esuberanza, ma qualcosa che va oltre le attuali possibilità, se a dare un supporto non è solo l’adulto di riferimento, ma anche un cane che scodinzola, un cavallo paziente o una gallina che si lascia accarezzare, i benefici si moltiplicano. È dimostrato – e noi lo vediamo tutti i giorni – che gli Interventi assistiti con gli animali (IAA) aiutano molto nel supportare i ragazzi con ADHD e disturbi dell’attenzione.

ADHD: non solo “iperattività”

Chi lavora con questi ragazzi lo sa bene: l’ADHD non è semplicemente “non sta fermo”. È fatica a mantenere l’attenzione, impulsività, difficoltà di autoregolazione emotiva, autostima che spesso vacilla. A scuola, in famiglia e nei contesti sociali il messaggio che ricevono è fin troppo spesso “Stai attento”, “Controllati”, “Impegnati di più”. Parole che, ripetute ogni giorno, rischiano di diventare macigni. E giudizi. Ma anche di etichettare per sempre una persona.

Il non giudizio: il plus dell’animale

L’animale non chiede di stare fermi “perché si deve”. Chiede presenza. Chiede coerenza. Chiede rispetto dei tempi. E lo fa senza parole, senza etichette, senza giudizi. Con calma e sul “qui e ora”!
Nei ragazzi con ADHD gli IAA possono favorire il miglioramento dell’attenzione sostenuta, grazie a compiti pratici e motivanti (spazzolare, condurre, prendersi cura). Riducono l’impulsività: perché l’animale reagisce immediatamente a movimenti bruschi o incoerenti. Migliorano la regolazione emotiva, attraverso il contatto fisico e la relazione. Incrementano l’autostima, perché il ragazzo sperimenta di “saper fare” e di essere competente. Migliorano le abilità sociali, soprattutto nei lavori in piccolo gruppo.

Ancora una volta l’animale diventa un mediatore naturale: non corregge, ma insegna. Non giudica, ma ispira.

Rallentare per essere seguito

Luca, 12 anni, seconda media. Diagnosi di ADHD, grande intelligenza, enorme creatività e una reputazione scolastica che lo precede e rimbalza di docente in docente: “quello che disturba”, “quello che non ascolta”. Luca parla sopra gli altri, si alza spesso dal banco, fatica a seguire i compiti e le scadenze. Con gli adulti è diffidente; con i coetanei, alterna momenti di isolamento (giudicato dagli altri come “menefreghismo”) a reazioni irruente. Non è facile stringere amicizie, quando non si è compresi. Il giudizio che gli altri hanno di te è sempre una ferita che provoca rabbia e dolore mentale

La sua famiglia, su suggerimento della psicologa, si è rivolta al nostro centro socio-terapeutico di Antropozoa. Appena arrivato, Luca ha incontrato Matià, labrador nero, un cane adulto, calmo, ma capace di grande concentrazione e prestazione, un passato da cane un po’ troppo esuberante anche lui.

All’inizio Luca è incontenibile: vuole fare tutto subito, dà comandi confusi, si muove troppo velocemente, non si altera ma si arrende quando Matià non “ubbidisce”, si ferma, si gira, aspetta. Non obbedisce ai suoi comandi.

Su suggerimento calmo dell’operatore specializzato, Luca si accorge che se rallenta, Matià lo segue. Se parla chiaro, il cane risponde. Se si agita, il cane si allontana.
Nessun giudizio, nessun voto, nessuna nota sul registro. Solo ascolto e riconoscimento emotivo. Respiro, lentezza e vero ascolto

Incontro dopo incontro, Luca impara a dosare la voce, pianificare un’azione prima di farla, tollerare l’attesa, accettare l’errore senza sentirsi “sbagliato”.

Un giorno ci dice: “Con Matià riesco a concentrarmi di più”. È la verità.

Dall’incontro mediato alla vita quotidiana

Con gli IAA, che ciò che si apprende non resta confinato all’incontro. Le competenze allenate con l’animale – attenzione, autocontrollo, rispetto delle regole, gestione delle emozioni – possono essere riportate a scuola, in famiglia, nelle relazioni.

L’IAA non è una bacchetta magica né un palliativo a tutto. Va inserito in un progetto chiaro, con obiettivi definiti, una equipe competente e animali adeguatamente formati e tutelati. Ma quando è fatto bene, funziona. E funziona perché parla un linguaggio antico: quello della relazione autentica.

Rallentare per essere se stessi

In un mondo che chiede ai ragazzi di correre sempre più veloce, gli animali insegnano a fermarsi, sentire e scegliere. Ai giovani con ADHD offrono uno spazio dove non sono “troppo”: sono semplicemente se stessi. E a volte basta questo per fare un enorme passo avanti.

Del resto, lo sapevano già i nostri avi: crescere insieme agli animali fa bene. La scienza, oggi, non fa che confermarlo. E l’esperienza sul campo lo dimostra.

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