di Francesca Mugnai
Nel percorso di riabilitazione fisica esiste un momento delicato che spesso non compare nelle cartelle cliniche: quello in cui il paziente deve decidere di rialzarsi.
Dopo un trauma, un incidente o un intervento chirurgico importante, il recupero motorio non è soltanto una questione di muscoli e articolazioni: è prima di tutto una questione di fiducia nel proprio corpo che improvvisamente sembra fragile o inaffidabile. Fiducia nel movimento, che da naturale diventa incerto. Tra esitazioni, paura e piccoli passi, gli interventi assistiti con gli animali, e in particolare con il cane, possono fare la differenza.
Il cane come facilitatore del movimento
Il cane introduce nella riabilitazione un elemento che nessun esercizio può replicare: la relazione.
Non si tratta semplicemente di “fare movimento”, ma di farlo “per” qualcuno. Il gesto motorio perde la sua dimensione tecnica e diventa funzionale a un’interazione viva: accarezzare, lanciare una pallina, agganciare un guinzaglio, fare pochi passi insieme.
Questo cambia radicalmente la percezione dello sforzo: l’attenzione si sposta dal dolore o dalla fatica all’obiettivo relazionale. Il paziente non si concentra più su “devo alzarmi”, ma su “voglio andare verso il cane”.
Riabilitazione e motivazione: un alleato silenzioso
Uno degli ostacoli più frequenti nei percorsi riabilitativi è il calo motivazionale. Gli esercizi ripetitivi, la lentezza dei progressi, la frustrazione possono portare a una riduzione dell’impegno o addirittura al rifiuto.
Il cane agisce su questo piano in modo diretto, ma non invasivo. Non giudica, non corregge, non misura. Non mette fretta, non valuta l’andamento più o meno convinto. Offre presenza, interesse e risposta immediata.
Un semplice esercizio di motricità fine, come agganciare il moschettone del guinzaglio, diventa un gesto carico di significato. Una breve passeggiata, anche di pochi metri, si trasforma in un’esperienza gratificante, perché condivisa.
I bambini dopo il trauma: tornare a muoversi
Nei bambini, l’impatto è ancora più evidente.
Dopo un incidente o un intervento chirurgico particolarmente invasivo, il corpo può essere vissuto come qualcosa di “rotto” o pericoloso. La paura del dolore, della caduta o di un nuovo trauma può bloccare il movimento più della limitazione fisica stessa.
In questi casi il cane diventa un mediatore emotivo potente.
Il bambino non viene spinto a fare un esercizio: viene invitato a partecipare a un’attività. L’oggetto non è il recupero, l’attività, la fatica, ma è il gioco, la cura, la relazione.
In bambino che rifiuta di alzarsi dal letto può accettare di farlo per raggiungere il cane. Ancora di più, può essere motivato a prendere il guinzaglio e accompagnarlo in una breve passeggiata. Il movimento non è più un obbligo imposto dall’adulto, ma una scelta guidata dalla voglia di farlo “perché mi piace”.
Questo passaggio è cruciale: restituisce al bambino un senso di controllo e di competenza.
Dalla paura al gesto: il primo passo fuori dal letto
Uno dei momenti più significativi nel percorso riabilitativo è il ritorno alla posizione eretta.
Per molti pazienti – adulti e bambini – alzarsi dal letto rappresenta una soglia psicologica oltre che fisica. È lì che emergono le paure: “E se cado?”, “E se fa male?”, “E se non ci riesco?”.
La presenza del cane può trasformare questo “atto di coraggio” in un passaggio più naturale.
Il paziente può essere invitato a sedersi per accarezzarlo, poi a mettere i piedi a terra per avvicinarsi, fino ad arrivare a stare in piedi per agganciare il guinzaglio. Pochi passi insieme.
Non è una sequenza imposta, ma un percorso che nasce dalla relazione. Il cane, in questo senso, non “costringe” al movimento: lo rende desiderabile.
Esercizi assistiti: esempi pratici
Gli interventi possono essere adattati al livello funzionale del paziente e agli obiettivi riabilitativi. Si parte da una motricità fine come spazzolare il cane, aprire e chiudere il guinzaglio, offrire dei biscottini. Si passa alla coordinazione: lanciare e recuperare una pallina, guidare il cane in semplici percorsi. Poi ci sono attività che servono per ritrovare l’equilibrio e la postura: stare in piedi accanto al cane, camminare tenendo il guinzaglio. Andando avanti la resistenza diventa maggiore e le brevi passeggiate si allungano.
Ogni attività ha un percorso preciso, seguito punto dopo punto dall’equipe multidisciplinare composta dai medici, gli infermieri e gli operatori esperti di IAA.
Una riabilitazione più umana
Integrare il cane nei percorsi di recupero motorio non significa sostituire la fisioterapia tradizionale, ma affiancarla con uno strumento capace di lavorare su ciò che spesso resta implicito: la motivazione, l’emotività, la relazione con il proprio corpo.
Il movimento non è mai solo biomeccanica: è intenzione, desiderio, fiducia.
Talvolta per rimettersi in piedi serve qualcuno che ti aspetta con il guinzaglio in bocca.
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