di Francesca Mugnai

Quando parliamo di interventi assistiti con gli animali, e in particolare di onoterapia ossia con la presenza di asini, è fondamentale partire da un presupposto: la natura non è un semplice sfondo, ma un vero e proprio regolatore psicofisiologico. Numerosi studi mostrano come l’esposizione ad ambienti naturali riduca l’iperattivazione, la vigilanza costante e il controllo cognitivo rigido, favorendo uno stato di attenzione morbida e diffusa. Prima ancora che inizi l’intervento terapeutico vero e proprio, il corpo si dispone alla relazione. Questo aspetto è cruciale nel lavoro con l’asino, perché la relazione non nasce dall’azione o dalla prestazione, ma dallo stare insieme. In un ambiente chiuso e strutturato, questo passaggio risulta spesso complesso; in natura, invece, diventa spontaneo.

L’asino come animale del tempo e del contesto

L’asino non è un animale di performance. A differenza del cavallo, non risponde immediatamente alla richiesta, non agisce per compiacere, ma osserva, valuta e si ferma. Questo suo modo di essere, lento e ponderato, costringe l’essere umano a rallentare, a mettersi in ascolto e ad abbandonare l’idea del controllo. In ambiente naturale questa caratteristica emerge come una risorsa terapeutica potente. Se in un setting classico lo stesso comportamento rischia di essere vissuto come opposizione o resistenza, la natura insegna implicitamente il rispetto del ritmo, la tolleranza della frustrazione e l’importanza della comunicazione non verbale.

Il triangolo terapeutico: persona, asino e ambiente

Negli studi sugli interventi assistiti con gli asini emerge, talvolta in modo implicito eppur costante, un elemento chiave: l’effetto terapeutico non si gioca solo nella diade persona–animale, ma in un triangolo relazionale che include l’ambiente. La natura non è neutra e non è solo un contorno scenografico, ma diventa un terzo regolatore del processo. Questo crea un campo relazionale più ampio, meno focalizzato sul sintomo e più centrato sull’esperienza vissuta. L’attenzione si sposta dal “problema” al modo di stare nel mondo, di abitare uno spazio e una relazione.

Quando la terapia smette di sembrare tale

Un altro aspetto di grande rilevanza riguarda la riduzione della pressione terapeutica. Molti utenti, bambini, adulti fragili, persone con disabilità o con storie di trauma, reagiscono negativamente ai contesti clinici tradizionali, percepiti come luoghi carichi di aspettative implicite. In natura, l’intervento non viene vissuto immediatamente come terapia. L’esperienza precede la parola e il significato emerge solo successivamente. Questo rappresenta un enorme punto di forza per chi rifiuta i setting sanitari o porta con sé vissuti di fallimento educativo o riabilitativo. Con l’asino, non c’è nulla da dimostrare: si può semplicemente essere.

Ambiti di efficacia e benefici psicologici

Le evidenze scientifiche sull’onoterapia indicano benefici significativi in diverse aree del funzionamento psicologico. Nei bambini con disturbi del neurosviluppo, in particolare nello spettro autistico, si osservano miglioramenti nella regolazione emotiva, nella comunicazione e nell’interazione sociale. In soggetti con disabilità intellettive o disturbi specifici dell’apprendimento, l’intervento favorisce l’autostima, la partecipazione attiva e alcune competenze cognitive e relazionali. Anche negli adulti con fragilità cognitive o psicologiche, l’onoterapia si associa a un aumento dell’autonomia e della qualità della relazione con l’altro. La natura calma e prevedibile dell’asino facilita l’instaurarsi di un clima di fiducia e sicurezza emotiva, particolarmente indicato per persone con difficoltà di mentalizzazione o con traumi relazionali.

Coerenza etologica e sicurezza della relazione

Perché tutto questo funzioni, è indispensabile il rispetto della coerenza etologica. L’asino in natura è più prevedibile, meno stressato e più autentico nei suoi segnali. Questo rende la relazione leggibile e sicura, soprattutto per bambini con neurodivergenze o per persone che faticano a interpretare i segnali sociali complessi. Un animale stressato o inserito in un contesto innaturale compromette l’alleanza terapeutica. Al contrario, un asino che vive nel suo ambiente permette una relazione chiara, stabile e contenitiva.

La lentezza come risorsa terapeutica

L’onoterapia in natura è un modo diverso, per chi lo vede dall’esterno, di concepire gli interventi assistiti con gli animali: non consiste nel portarli in un contesto educativo o sanitario, ma di vivere appieno il suo essere animale nel contesto reale della sua quotidianità.
È un approccio che integra psicologia, etologia ed ecologia della relazione. È un lavoro lento, non prestazionale, che restituisce valore al tempo, all’ascolto e alla presenza. Accanto a un asino, immersi nella natura, molte persone riescono a fare ciò che altrove sembra impossibile: abbassare le difese, sentirsi al sicuro e, gradualmente, tornare a stare nel mondo.

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