di Francesca Mugnai
Dopo un trauma, una separazione conflittuale, un lutto, una situazione familiare instabile, le parole spesso si bloccano. Perché spesso quanto avvenuto è troppo grande, troppo confuso o troppo doloroso per essere raccontato.
In questi casi, gli interventi assistiti con gli animali possono diventare uno strumento terapeutico prezioso.
Partire dal dolore
Il trauma non è solo un ricordo. È un’esperienza che lascia tracce: iperattivazione, chiusura, difficoltà di regolazione emotiva, reazioni intense, apparentemente sproporzionate.
Molti ragazzi traumatizzati oscillano tra due estremi: ipercontrollo e disorganizzazione. Possono apparire distaccati, mentre dentro vivono un’attivazione costante.
Ognuno reagisce a suo modo, imprevedibilmente.
L’animale può intervenire sul piano corporeo e relazionale. Il contatto, il ritmo del respiro condiviso, la presenza non giudicante agiscono in modo diretto. Il bambino non deve spiegare cosa è successo: può semplicemente stare. E ripartire.
Una relazione sicura, senza pressione
Un aspetto centrale nel lavoro post-trauma è la ricostruzione della fiducia. Se il dolore è nato dentro una relazione (come accade nelle difficoltà familiari), è proprio la relazione a diventare fragile.
L’animale offre un’esperienza di relazione diversa. Non interpreta, non critica, non fa domande scomode. Risponde al comportamento, al tono, alla qualità del contatto.
Un adolescente che fatica a fidarsi degli adulti può iniziare a sperimentare un legame attraverso il prendersi cura di un cane o di un cavallo. In quel gesto – spazzolare, condurre, nutrire – si riattiva il senso di capacità personale. Migliora l’autostima.
Regolazione emotiva in azione
Negli interventi assistiti con gli animali non si lavora solo sul “raccontare”, ma sul fare insieme.
Un bambino agitato che impara a modulare la voce per non spaventare il cane sta esercitando autocontrollo.
Un adolescente impulsivo che deve rallentare il passo per accompagnare un animale sta sperimentando autoregolazione.
Un ragazzo chiuso che riesce a stabilire un contatto visivo con l’animale inizia, indirettamente, a riaprire il canale relazionale.
Sono piccole esperienze, che ripetute nel tempo costruiscono nuove competenze emotive.
Rielaborare senza ri-traumatizzare
Nel lavoro clinico con il trauma è fondamentale evitare di riattivare in modo brusco il ricordo doloroso. Non sempre serve entrare subito nel dettaglio dell’evento.
L’animale permette una via indiretta: il bambino può proiettare parti di sé nella relazione di gioco, cura, attività senza sentirsi esposto.
Un cane “spaventato”, un cavallo “che non si fida”, diventano metafore vive su cui lavorare.
Gli interventi assistiti con gli animali non sostituiscono una psicoterapia quando necessaria, ma non sono neanche improvvisazione. Sono interventi regolamentati, con protocolli, obiettivi, un monitoraggio e una supervisione clinica.
Il lavoro avviene in équipe tra più professionisti: psicologo, operatore dell’animale, medico veterinario. Questo garantisce che l’esperienza non sia solo emotivamente intensa, ma terapeuticamente orientata.
Restituire esperienza di fiducia
In fondo, il cuore del lavoro è questo: restituire al bambino o all’adolescente un’esperienza di fiducia nel legame, nelle proprie capacità, nel fatto che non tutte le relazioni feriscono.
Un animale non cancella un trauma. Non risolve una crisi familiare.
Ma può diventare un ponte che ricostruisce laddove tutto è crollato.