di Francesca Mugnai

 

Il contesto in cui gli animali operano negli interventi assistiti, è davvero consapevole del valore della loro presenza? E soprattutto: viene realmente percepito il loro impegno?

Spesso, quando si parla di IAA, l’attenzione si concentra — comprensibilmente — sui benefici per la persona: il bambino che torna a comunicare, l’anziano che ritrova un contatto emotivo, il paziente che abbassa i livelli d’ansia. Tutto questo è reale, documentato e prezioso. Ma non si può dimenticare che dentro quella relazione non esiste soltanto l’essere umano.

Una relazione, non uno strumento

Negli IAA non ci stancheremo mai di ribadirlo: il benessere dell’umano ha la stessa importanza del benessere dell’animale. Non è uno slogan né una formula etica di facciata. È il fondamento stesso dell’intervento.

L’animale coinvolto in un progetto assistito non è uno strumento terapeutico, non è un “facilitatore emotivo” disponibile a comando e non è un operatore silenzioso che lavora senza costi emotivi: è un soggetto della relazione. Come ogni soggetto coinvolto in una relazione significativa, porta presenza, attenzione, adattamento, energia e capacità comunicativa.
Per questo nulla, negli IAA seriamente progettati, può essere lasciato all’improvvisazione.

Progetti costruiti sui bisogni di umano e animale

Ogni intervento viene costruito tenendo conto dei bisogni specifici del paziente, ma anche della specie e dei tempi dell’animale, delle sue modalità comunicative e della sua possibilità di scelta e autoregolazione. Un cane, un cavallo o un gatto non “devono” partecipare: possono farlo, all’interno di condizioni che ne tutelino l’equilibrio psicofisico.

Gli animali impegnati negli IAA non vivono in ospedale, né vengono sottoposti a un’attività continuativa o forzata. Gli accessi sono limitati, monitorati e inseriti in un progetto strutturato, condotto da professionisti esperti nel rispetto delle Linee Guida Nazionali.

Il ruolo dell’équipe multidisciplinare

Ogni progetto, inoltre, viene approvato dall’ASL veterinaria competente. Gli animali possiedono una certificazione comportamentale veterinaria idonea agli IAA e vengono seguiti costantemente anche da figure professionali dedicate all’osservazione e alla valutazione del loro benessere.

Nell’équipe multidisciplinare sono presenti veterinari, coadiutori ed etologi, proprio perché la tutela dell’animale è una responsabilità clinica ed etica fondamentale.

Osservare i segnali di stress

L’osservazione dei segnali di stress, il rispetto della possibilità dell’animale di interrompere l’interazione e la protezione del suo equilibrio emotivo sono aspetti prioritari e continuamente monitorati.

Un animale che si allontana, che evita il contatto o che manifesta segnali di disagio non “sta sbagliando”: sta comunicando. E nei contesti di IAA quella comunicazione deve essere ascoltata con competenza e rispetto.

Animali che vivono con il proprio operatore

Esiste poi un altro elemento non secondario: gli animali coinvolti nei progetti di pet therapy vivono insieme al proprio operatore umano. Mantengono il loro ambiente di vita, le loro abitudini e le proprie relazioni quotidiane.

Non vengono trasferiti stabilmente in strutture operative né privati della loro dimensione familiare e sociale. Questo aspetto è essenziale perché preserva continuità, sicurezza emotiva e qualità della vita.

Il cuore degli IAA: il rispetto reciproco

La relazione terapeutica con l’animale esiste soltanto se l’animale viene riconosciuto come individuo e non come funzione.

Senza questo principio, gli IAA sarebbero solo un uso dell’animale a beneficio dell’uomo. Quando invece viene rispettato, accade qualcosa di profondamente diverso: si costruisce una relazione autentica, fondata sulla reciprocità, sulla comunicazione e sulla fiducia.

Ed è proprio lì che nasce il vero valore degli Interventi Assistiti con gli Animali: non nell’idea romantica dell’animale “che cura”, ma nella qualità etica della relazione che siamo capaci di costruire insieme a lui.

 

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