di Francesca Mugnai

Quando si parla di Interventi Assistiti con gli Animali si pensa subito a protocolli, obiettivi, équipe multidisciplinari, Linee Guida e metodologie. Tutti elementi indispensabili, senza i quali non sarebbe possibile progettare un intervento serio e professionale. Perché – come non smetteremo mai di dire – in questa materia non c’è spazio per l’improvvisazione. Ci vuole metodo, pratica, conoscenza, formazione continua.

Eppure, dopo molti anni di lavoro sul campo, continuo a pormi la stessa domanda: che cosa rende davvero possibile il cambiamento?
La risposta, per come intendiamo gli IAA in Antropozoa, non è la tecnica. È la relazione.

Nessun esercizio, nessuna attività e nemmeno la presenza di un animale hanno, di per sé, un potere terapeutico o educativo. Il cambiamento nasce da ciò che accade nell’incontro, dal modo in cui persona, animale e professionisti costruiscono insieme un’esperienza significativa.

Non è un’intuizione romantica. È un’idea che trova solide basi in diversi ambiti della psicologia e, da prospettive differenti, tutti convergono su un punto: è la qualità della relazione a creare le condizioni affinché una persona possa sentirsi sufficientemente sicura da esplorare, apprendere e trasformarsi.

Quando una buona progettazione non basta

Può capitare di progettare un intervento impeccabile. Gli obiettivi sono chiari, le attività sono ben strutturate, l’équipe è preparata e l’animale è nelle condizioni migliori per lavorare.
Eppure qualcosa non accade.

Il bambino partecipa, ma rimane emotivamente distante. L’adolescente esegue le attività senza lasciarsi coinvolgere. L’anziano sorride durante l’incontro, ma quell’esperienza sembra non produrre alcun cambiamento.
Non significa che il progetto fosse sbagliato.
Significa che la relazione non può essere programmata come una sequenza di esercizi.

La relazione richiede ascolto, disponibilità reciproca, rispetto dei tempi dell’altro e la capacità di accogliere ciò che emerge nel momento presente. È qualcosa che si costruisce, non qualcosa che si applica.

L’animale non è uno strumento

Uno degli equivoci più diffusi negli Interventi Assistiti con gli Animali riguarda proprio il ruolo dell’animale.
Non è uno strumento capace di aumentare la motivazione, favorire la collaborazione o ridurre l’ansia.
L’animale non è un mezzo attraverso cui ottenere un risultato.
È un soggetto della relazione, con caratteristiche proprie, preferenze, limiti, bisogni e modalità comunicative che devono essere riconosciuti e rispettati.

È proprio questa autenticità a renderlo così prezioso.

L’animale non interpreta un ruolo, non finge emozioni e non modifica il proprio comportamento per aderire alle aspettative sociali: comunica in modo coerente e immediato, offrendo una forma di relazione che molte persone percepiscono come sicura, prevedibile e priva di giudizio.

La ricerca mostra come questa esperienza possa favorire il senso di sicurezza, ridurre l’attivazione emotiva e facilitare la regolazione delle emozioni. Tuttavia non è l’animale, da solo, a produrre questi effetti: è la relazione che si costruisce con lui, all’interno di un contesto professionale, a renderli possibili.

Un sistema di relazioni

Ogni Intervento Assistito con gli Animali è molto più complesso di un semplice incontro tra una persona e un animale.
Entrano contemporaneamente in gioco la relazione tra il partecipante e il professionista, quella tra il coadiutore e l’animale, le dinamiche dell’équipe, il contesto ambientale e persino la storia personale che ciascuno porta con sé.

Per questo motivo guardiamo agli IAA con una prospettiva sistemica: ogni elemento influenza gli altri.

Un cambiamento nel comportamento dell’animale modifica inevitabilmente la risposta della persona. Un atteggiamento del professionista può favorire o limitare il senso di fiducia. Anche il gruppo, gli spazi e il clima emotivo contribuiscono a determinare ciò che accade.

L’intervento non è quindi una successione di attività, ma un processo dinamico che evolve continuamente.

La competenza è saper osservare

Essere professionisti degli IAA significa conoscere le Linee Guida, progettare interventi personalizzati e possedere competenze tecniche solide.
Ma significa soprattutto imparare a osservare.

Osservare quando una persona è pronta ad avvicinarsi e quando ha bisogno di mantenere una distanza.
Osservare quando un animale manifesta curiosità e disponibilità e quando, invece, comunica la necessità di interrompere l’interazione.
Osservare ciò che cambia nella comunicazione, nella postura, nello sguardo, nei silenzi e nelle dinamiche del gruppo.

L’osservazione rappresenta uno degli strumenti clinici più importanti, perché permette di adattare continuamente l’intervento a ciò che sta realmente accadendo, anziché a ciò che avevamo immaginato durante la progettazione.

La relazione è anche una responsabilità etica

Mettere la relazione al centro significa assumersi una precisa responsabilità etica.
Significa riconoscere che il benessere della persona e quello dell’animale non possono essere separati.

Un animale stressato, costretto o poco rispettato non rappresenta soltanto un problema etico. È anche un elemento che impoverisce la qualità della relazione e, di conseguenza, dell’intervento stesso.

Allo stesso modo, rispettare i tempi della persona significa evitare di rincorrere risultati immediati. A volte il cambiamento non coincide con l’obiettivo che avevamo programmato, ma con qualcosa di molto più piccolo e significativo: uno sguardo mantenuto qualche secondo in più, una mano che sceglie spontaneamente di accarezzare, una parola pronunciata senza paura.

Sono spesso questi piccoli eventi relazionali a rappresentare i veri indicatori del cambiamento.

Il metodo Antropozoa: la tecnica al servizio della relazione

Nel metodo relazionale sviluppato da Antropozoa la tecnica rimane essenziale. La progettazione, gli strumenti di osservazione, la formazione continua e il lavoro dell’équipe multidisciplinare costituiscono le fondamenta di ogni intervento.
Ma tutto questo acquista significato solo se rimane al servizio della relazione.

Ogni scelta progettuale, ogni attività e ogni decisione clinica vengono orientate da una domanda molto semplice: questa esperienza sta favorendo un incontro autentico, rispettoso e significativo per tutti i soggetti coinvolti?

Perché negli Interventi Assistiti con gli Animali il cambiamento non nasce semplicemente dall’applicazione di un metodo: nasce dalla qualità della relazione.
È in quello spazio di fiducia, reciprocità e ascolto che la persona può sperimentare nuovi modi di stare con sé stessa, con gli altri e con il mondo.

Ed è proprio in quell’incontro che, ogni giorno, riconosciamo il senso più profondo del lavoro di Antropozoa.

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