di Francesca Mugnai
Raramente ci poniamo una domanda quando viviamo con un animale: “Di quanto ha davvero bisogno di me?”
Siamo abituati a pensare al contrario. A quanto possiamo fare per lui, a come possiamo proteggerlo, intrattenerlo, accudirlo. E spesso, proprio perché gli vogliamo bene, finiamo per essere presenti anche quando non sarebbe necessario.
Ma noi come ci sentiremmo se qualcuno decidesse continuamente dove andare, quando muoverci, quando incontrare qualcuno, quando giocare, quando essere accarezzati? E se ogni volta che cerchiamo uno spazio tutto nostro qualcuno venisse a riempirlo?
Probabilmente parleremmo di invasione.
Quando la cura diventa troppo
Con gli animali domestici può essere difficile riconoscere il confine tra cura e invasione. La loro vita dipende in larga parte dalle nostre scelte e questo ci mette in una posizione di grande responsabilità.
Ma proprio per questo il limite della relazione dobbiamo imparare a darcelo noi.
Un cane che si allontana non necessariamente ci sta rifiutando: potrebbe semplicemente avere bisogno di riposare. Un animale che durante una passeggiata si ferma ad annusare non sta “perdendo tempo”: sta esplorando il proprio ambiente, raccogliendo informazioni, esercitando comportamenti importanti per la sua specie.
E quando gli impediamo continuamente di farlo perché abbiamo fretta, perché vogliamo che cammini accanto a noi o perché pensiamo che sappiamo già cosa gli serve, rischiamo di confondere il nostro bisogno con il suo.
Conoscere chi abbiamo davanti
Per costruire una relazione rispettosa non basta amare gli animali: dobbiamo imparare a conoscerli.
L’etologia ci aiuta a comprendere i comportamenti, le modalità comunicative, i bisogni e le caratteristiche proprie della specie.
Ma non basta nemmeno conoscere “il cane” o “il gatto” in generale: occorre capire chi abbiamo davanti.
E stare attenti anche alle “stagioni” della sua vita.
Un cucciolo ha bisogni diversi da quelli di un adulto, sta attraversando una fase nella quale costruisce e definisce sempre meglio le proprie competenze e il proprio modo di stare nel mondo. Un animale anziano può avere invece bisogno di maggiore presenza, di tempi più lenti, di adattamenti e di una relazione più attenta.
Anche la stagione della vita cambia ciò di cui l’animale ha bisogno da noi.
Non essere indispensabili
Dobbiamo accettare, con gli umani e con gli animali, di non essere sempre necessari.
Lasciare al cane la possibilità di esplorare senza dirgli continuamente dove guardare. Permettergli di scegliere, quando possibile, se avvicinarsi o allontanarsi. Rispettare il suo sonno, i suoi momenti di solitudine, il suo modo di stare nello spazio.
Non significa allontanarsi: significa definirsi meglio nella relazione.
Io sono la persona che si prende cura di te, ma tu non sei un’estensione di me. Hai bisogni che non coincidono necessariamente con i miei, hai una tua comunicazione e una tua soggettività.
La domanda più difficile
Siamo davvero sicuri che il nostro animale sia contento di noi?
È una domanda scomoda, perché ci costringe a uscire dalla nostra prospettiva.
Possiamo pensare di essere affettuosi, presenti, premurosi e, nello stesso tempo, non accorgerci che stiamo occupando troppo spazio. Possiamo interpretare una richiesta di distanza come tristezza, un comportamento di eccitazione come felicità, una dipendenza come amore.
Leggere correttamente un animale significa anche accettare che non tutto ciò che fa debba essere interpretato secondo categorie umane.
Lasciare uno spazio alla relazione
La relazione con un animale non diventa più forte quanto più spazio occupiamo.
Al contrario, a volte è proprio quando lasciamo uno spazio vuoto che l’altro può scegliere di entrarci.
Questo vale nella vita quotidiana e ancora di più nel lavoro con gli animali: non possiamo costruire una relazione autentica se l’animale è soltanto qualcuno che deve rispondere alle nostre richieste.
Riconoscerlo come animale significa rispettarne la natura, i bisogni, i tempi e i limiti. Significa rinunciare all’idea che umanizzarlo equivalga a comprenderlo.
Forse il vero passo avanti nella relazione non è riuscire a fare sempre di più insieme.
È imparare anche quando fare un passo indietro.
Non per allontanarci, ma per lasciare all’altro lo spazio necessario per essere se stesso.
E scoprire, magari, che proprio in quello spazio la relazione diventa più libera, più rispettosa e più autentica.