di Francesca Mugnai
Quando diciamo che gli animali ci aiutano a vivere nel presente, rischiamo di attribuire loro qualcosa di “magico”. Gli animali, però, non sono creature sempre serene e non sono terapeuti naturali. Provano paura, attesa, eccitazione, frustrazione e ricordano ciò che hanno vissuto.
Quello che forse possono insegnarci è un’altra cosa: per incontrarli davvero dobbiamo esserci.
Qui e ora
Un animale non risponde soltanto alle nostre parole: osserva la postura, la distanza, il ritmo dei movimenti, il tono della voce. Per questo non basta “volergli bene”: dobbiamo accorgerci di come ci stiamo avvicinando e, soprattutto, di che cosa l’animale ci sta comunicando in quel momento.
Possiamo essere agitati, distratti, preoccupati: essere presenti non significa essere sempre calmi. Significa prima di tutto riconoscere il nostro stato e comprendere come entra nella relazione.
Il corpo, del resto, comunica continuamente: il respiro, la tensione muscolare, lo sguardo, il modo in cui occupiamo lo spazio. Spesso ce ne accorgiamo proprio quando siamo accanto a un animale.
Fermarsi a osservare
È fondamentale imparare a osservare prima di agire.
Dove si trova l’animale? Cerca la nostra vicinanza oppure si allontana? È disponibile al contatto o preferisce mantenere una distanza?
Sono domande semplici, che potrebbero sembrare banali, invece ci chiedono di rallentare e di rinunciare, almeno per un momento, all’idea di dover ottenere qualcosa.
Anche accettare che un animale non voglia interagire è parte della relazione. Il suo allontanarsi non è un fallimento: è una comunicazione che dobbiamo saper ascoltare.
Una regolazione reciproca
L’animale non assorbe automaticamente la nostra ansia e non produce benessere semplicemente perché è presente.
È la relazione che può creare condizioni favorevoli alla regolazione. Persona e animale si osservano, modificano la distanza, cercano un ritmo sostenibile. È un processo reciproco, nel quale entrambi partecipano all’incontro.
Anche per questo, quando lavoriamo con gli animali, non possiamo considerarli strumenti. Sono interlocutori, con bisogni, preferenze e possibilità di scelta.
Tornare al corpo
La natura può ampliare ulteriormente questa esperienza. In un prato, in un bosco, in uno spazio aperto possiamo fermarci, ascoltare i suoni, percepire gli odori, seguire un movimento. L’attenzione si sposta per un momento dalla prestazione all’esperienza.
È proprio questo che gli animali possono ricordarci: non di smettere di pensare, ma di tornare in relazione con ciò che sta accadendo: dentro di noi, tra noi e nell’ambiente.
E allora possiamo chiederci: quanto siamo davvero presenti mentre accarezziamo un animale? Sappiamo riconoscere quando cerca il contatto e quando desidera distanza? Possiamo restare nell’incontro senza voler ottenere subito una risposta?
Gli animali non ci insegnano il presente come farebbe un maestro: ci mettono semplicemente nella condizione di praticarlo. E, in una relazione autentica, questo può essere già molto.