a cura di Antropozoa
Chi vive con un cane o un gatto, dopo la perdita di un altro animale con cui aveva costruito un legame importante, racconta spesso cambiamenti evidenti. C’è chi continua a cercarlo nelle stanze di casa, chi aspetta davanti alla porta, chi dorme nel suo posto preferito, dove ne ritrova l’odore; chi diventa improvvisamente più silenzioso o più bisognoso di vicinanza.
Sente davvero il lutto?
Non possiamo sapere come un animale rappresenti la morte, né attribuirgli automaticamente i nostri pensieri e le nostre emozioni. Sarebbe una forma di umanizzazione che non rispetterebbe il suo specifico modo di essere animale. Allo stesso tempo, però, sarebbe un errore ignorare ciò che osserviamo.
Gli animali costruiscono relazioni significative. Le relazioni offrono sicurezza, orientano l’esplorazione, regolano distanze e vicinanze, organizzano il gioco, il riposo e le abitudini quotidiane. Quando una relazione si interrompe, non scompare soltanto una presenza: viene meno una parte dell’equilibrio attraverso cui l’animale abitava il proprio mondo.
La ricerca ha descritto comportamenti associati alla perdita in numerose specie, dagli elefanti ai primati, dai cetacei agli uccelli sociali. Negli animali familiari, uno studio del 2022 sui cani e uno del 2024 sui gatti hanno rilevato, attraverso le osservazioni dei caregiver, cambiamenti nel comportamento dopo la morte di un compagno. Nei cani, l’intensità delle modificazioni appariva legata soprattutto alla qualità della relazione tra i due animali; nei gatti, alla vicinanza del legame, al tempo condiviso e alla durata della convivenza. Si tratta di studi basati sulle percezioni umane e quindi da leggere con prudenza, ma convergono su un punto importante: la perdita di una relazione significativa può produrre una reale riorganizzazione comportamentale ed emotiva.
I possibili segnali
Non tutti gli animali reagiscono nello stesso modo. La risposta dipende dalla specie, dalla storia individuale, dall’età, dal tipo di relazione, dalle risorse disponibili e dalle circostanze della morte.
Dopo la perdita di un compagno, un cane o un gatto può cercare l’animale assente, emettere vocalizzazioni insolite, mangiare o dormire meno, mostrare minore interesse per il gioco e l’esplorazione, seguire più spesso l’umano oppure, al contrario, isolarsi. Può anche diventare più irritabile o più sensibile ai rumori, ai cambiamenti e alle separazioni.
Alcuni sembrano attendere il ritorno del compagno; altri manifestano un cambiamento soltanto nei giorni successivi; altri ancora non mostrano segnali evidenti. L’assenza di comportamenti riconoscibili non dimostra che la relazione fosse poco importante. Ogni animale possiede modalità proprie di adattamento e di espressione.
Non è necessario sostenere che il lutto animale sia identico a quello umano per riconoscere che l’assenza di una figura importante può modificare profondamente l’equilibrio di un individuo.
Non cambia soltanto l’animale: cambia il sistema
Nell’approccio di Antropozoa, l’animale non viene osservato come un individuo isolato, ma dentro un sistema di relazioni tra esseri umani, altri animali, spazi e ambiente. Dopo una perdita cambiano gli odori della casa, i ritmi, le traiettorie negli ambienti, i momenti del gioco e del riposo. Viene meno una presenza con cui esplorare, attendere, contendersi uno spazio o semplicemente condividere la quotidianità.
Cambia anche il tono emotivo della famiglia. Le persone in lutto possono avere meno energie, modificare le abitudini, essere meno disponibili oppure cercare maggiormente la vicinanza dell’animale rimasto. Quest’ultimo, quindi, non risponde soltanto all’assenza del compagno, ma a un’intera rete di relazioni che si sta riorganizzando. Alcuni studi sulla relazione cane–persona hanno inoltre mostrato una sincronizzazione di indicatori di stress nel lungo periodo: non significa che cane e umano provino la stessa emozione, ma ricorda quanto i loro stati possano influenzarsi reciprocamente.
Accompagnare il lutto significa allora sostenere una nuova possibilità di regolazione: rendere nuovamente leggibili i tempi, gli spazi e le presenze, senza chiedere all’animale di tornare subito quello di prima.
Come possiamo aiutarli?
La prima forma di aiuto, fondamentale anche nel lavoro di cura con le persone, è esserci. Una presenza stabile, attenta e non invasiva può offrire sicurezza mentre il sistema trova un nuovo equilibrio.
È utile mantenere, per quanto possibile, una quotidianità prevedibile: orari regolari per i pasti e le uscite, luoghi di riposo accessibili, occasioni di movimento, esplorazione olfattiva e relazione. Non serve riempire ogni momento di attività o cercare di distrarre continuamente l’animale. È preferibile proporre, osservare e lasciargli possibilità di scelta, rispettando anche il bisogno di ritirarsi.
Può essere utile permettergli di avvicinarsi al corpo del compagno morto? Quando le condizioni lo consentono e il medico veterinario non lo sconsiglia, può essere una possibilità. Alcuni animali si avvicinano, annusano e poi si allontanano spontaneamente; altri scelgono di non farlo. Non sappiamo se questa esperienza favorisca l’elaborazione della perdita e non va presentata come necessaria: deve restare un’opportunità, mai un’imposizione.
Quando rivolgersi al medico veterinario?
La riduzione dell’appetito, l’apatia, l’irrequietezza o l’isolamento possono essere collegati alla perdita, ma possono anche indicare un problema organico. È quindi importante non attribuire automaticamente ogni cambiamento al lutto e contattare il medico veterinario se l’animale smette di bere o mangiare, perde peso, presenta vomito o diarrea persistenti, dolore, alterazioni marcate del sonno, aggressività improvvisa, comportamenti autolesivi o un peggioramento che non tende a ridursi.
Escluse le cause mediche, il veterinario esperto in comportamento può aiutare la famiglia a leggere i segnali, ridurre le fonti di stress e costruire un accompagnamento rispettoso delle caratteristiche di quell’animale.
Prendere subito un altro animale?
L’arrivo di un nuovo animale non sostituisce quello perduto. Inserirlo troppo rapidamente può aggiungere cambiamenti e richieste relazionali in una fase già delicata. La decisione dovrebbe considerare il benessere dell’animale rimasto, l’età, il temperamento, la storia sociale, gli spazi disponibili e le condizioni emotive e organizzative della famiglia.
In alcuni casi una nuova presenza può diventare, nel tempo, una risorsa; in altri può rappresentare una fonte di stress. Non si tratta di riempire un vuoto, ma di comprendere se esistano davvero le condizioni per costruire una relazione nuova, irripetibile e non sostitutiva.
Accompagnare senza invadere
Parlare del lutto negli animali significa muoversi in equilibrio. Da una parte dobbiamo evitare di attribuire loro la nostra esperienza della morte; dall’altra non possiamo ignorare che costruiscono legami, vivono dentro relazioni e risentono della loro perdita.
Le relazioni, tra animali e tra persone e animali, non sono semplici presenze che ci accompagnano: diventano parte del nostro modo di abitare il mondo. Quando vengono meno, ciascuno — con modalità proprie — è chiamato a trovare un nuovo equilibrio.
Forse il modo migliore per accompagnare un animale in questo passaggio è ciò che dovremmo ricordare anche tra esseri umani: osservare, rispettare, restare presenti. Non sempre possiamo togliere il dolore, ma possiamo offrire una relazione e un ambiente in cui non debba essere attraversato nella solitudine.