di Francesca Mugnai
Il tipico animale capace di mettere in discussione i nostri pregiudizi, è l’asino.
Lo accompagniamo da secoli con una fama che gli appartiene solo in parte: testardo, lento, poco intelligente, quasi una versione meno nobile del cavallo. Eppure chi vive e lavora con gli asini scopre presto una realtà completamente diversa.
Sono animali sensibili, attenti, profondamente sociali e capaci di costruire relazioni autentiche. Hanno un modo tutto loro di osservare il mondo e, forse proprio per questo, ci costringono a cambiare il nostro modo di guardare loro.
Ecco tre stereotipi da smitizzare.
L’asino non è testardo
È probabilmente il luogo comune più diffuso.
Quando un asino si ferma, siamo portati a pensare che si stia opponendo. In realtà, molto spesso, sta facendo qualcosa di completamente diverso: si prende il tempo per valutare.
A differenza del cavallo, che davanti a un pericolo tende più facilmente a scegliere la fuga, l’asino osserva, analizza e decide se la situazione gli appare sicura. Se non comprende ciò che gli viene chiesto o percepisce un rischio, difficilmente reagirà alla forza. Anzi, la pressione lo porterà ancora di più a bloccarsi.
Questo non significa che non sia collaborativo.
Significa che la collaborazione, per lui, nasce dalla fiducia e non dalla sottomissione.
È una lezione preziosa anche negli Interventi assistiti con gli animali: l’asino ci ricorda che non tutto può essere ottenuto accelerando i tempi. A volte la relazione cresce proprio quando impariamo ad aspettare.
Sono animali straordinariamente miti, ma non per questo fragili
Una delle qualità che più mi colpiscono degli asini è la loro mitezza.
Non è passività né rassegnazione: è una forma di presenza calma, discreta, capace di accogliere senza invadere. Forse è anche per questo che, negli interventi con bambini, adolescenti o adulti in situazioni di fragilità, l’asino riesce spesso a creare un clima di sicurezza e fiducia.
La sua calma invita naturalmente a rallentare.
Ma proprio questa mitezza rischia di essere fraintesa. Un animale tranquillo viene spesso considerato un animale che “non ha bisogni”.
È un errore.
Gli asini richiedono cure attente e specifiche: un’alimentazione adeguata, controlli veterinari regolari, cura degli zoccoli e dei denti, movimento e una quotidiana osservazione del loro stato di salute.
Inoltre tendono a manifestare il disagio in modo molto discreto. Per questo è fondamentale conoscerli bene e cogliere quei piccoli cambiamenti nel comportamento che spesso rappresentano i primi segnali di un problema.
Essere rustici non significa essere invulnerabili.
Non sono cavalli di serie B
Forse il torto più grande che abbiamo fatto agli asini è quello di considerarli cavalli “meno riusciti”.
Non è così.
Sono animali diversi, con caratteristiche proprie, una diversa comunicazione, un diverso modo di apprendere e di entrare in relazione.
Anche i loro legami sono profondi. Possono sviluppare relazioni molto strette con un compagno e vivere con difficoltà una separazione. Per questo è importante rispettare non solo i loro bisogni fisici, ma anche quelli relazionali.
Chi lavora con gli asini impara presto che comunicano attraverso dettagli quasi impercettibili: un movimento delle orecchie, una diversa postura, uno sguardo, una variazione della distanza che scelgono di mantenere.
Per comprenderli bisogna imparare a osservare.
E forse è proprio questa la loro lezione più grande.
L’asino non cerca di compiacerci a tutti i costi. Non anticipa le nostre richieste. Non si lascia convincere dalla fretta.
Ci invita a essere coerenti, pazienti e autentici.
Quello che gli asini insegnano anche a noi
Nel mio lavoro gli animali non sono mai strumenti da utilizzare per raggiungere un obiettivo: sono partner della relazione.
Con gli asini questo principio diventa ancora più evidente. Non possiamo chiedere loro di adattarsi semplicemente ai nostri tempi. Siamo noi a dover imparare ad ascoltare i loro segnali, rispettare le loro scelte e costruire, poco alla volta, una relazione fondata sulla fiducia.
È sorprendente osservare come, davanti a un asino che si ferma, anche le persone inizino a fermarsi. Un bambino impara ad aspettare. Un adolescente si interroga sul proprio modo di entrare in relazione. Un adulto scopre quanto spesso interpreti un limite come una sfida, invece che come una richiesta di essere ascoltato.
In fondo è questo che gli asini fanno da sempre.
Ci invitano a rallentare.
Ci ricordano che la relazione non nasce dall’obbedienza, ma dal rispetto reciproco.
Non sono testardi: sono prudenti.
Non sono animali che richiedono poche cure: richiedono competenza, attenzione e sensibilità.
E non sono cavalli di serie B.
Sono asini. Ed è proprio la loro diversità a renderli straordinari.